Il mio blog



Sono nato nel 1991 e da anni divido il mio tempo tra l’Italia e la Francia, seguendo le strade del vino. Dopo gli studi in relazioni internazionali ho scelto di concentrarmi su un tema che tiene insieme geografia, politica, economia e cultura: il vino.
Mi interessa ciò che accade intorno al bicchiere: i paesaggi, le lingue, le famiglie, i commerci, le idee che hanno reso possibile ogni vino. Come referente per la Francia di Epulae – Accademia Enogastronomica Internazionale, curo reportage, interviste e itinerari tra cantine, vigneti e persone, soprattutto in Francia.
Nei miei libri e nelle degustazioni che conduco cerco di unire rigore storico e chiarezza, senza rinunciare al piacere del racconto.
Nel 2023 ottenuto la più importante qualificazione al mondo per i sommelier, WSET 3 con menzione d'onore.
Chi Sono
Contattami
Nota dell'autore
Scrivo di vino perché il vino appartiene a una categoria di fenomeni diventata sempre più rara: quelli che possono essere compresi soltanto attraverso il tempo.
La maggior parte delle attività umane lascia tracce fragili. Le mode scompaiono, le tecnologie vengono sostituite, le idee cambiano forma. I territori, invece, conservano una memoria più tenace. Nei paesaggi sopravvivono ancora decisioni prese secoli fa, rapporti di forza dimenticati, intuizioni economiche, credenze religiose, gerarchie sociali e visioni del mondo che hanno contribuito a plasmare il presente.
È per questo che il vino mi interessa.
Non come prodotto, né come semplice espressione gastronomica, ma come punto di osservazione privilegiato da cui studiare il rapporto tra le società e i luoghi che abitano.
Ho dedicato gran parte del mio lavoro alla Francia, e in particolare alla Borgogna e alla Champagne, perché pochi territori mostrano con altrettanta chiarezza il modo in cui una comunità riesce a trasformare una pratica agricola in una costruzione culturale, una reputazione economica in patrimonio simbolico, un paesaggio locale in un riferimento universale.
Ho studiato relazioni internazionali e probabilmente è anche per questo che ho sempre guardato al vino da una prospettiva diversa rispetto a quella prevalente. Ciò che mi interessa sono meno le bottiglie che i processi che le hanno rese possibili; meno gli eventi che le strutture che li sostengono; meno l'attualità che le trasformazioni lente che modellano le società nel lungo periodo. Cerco di comprendere come un territorio acquisisca un significato, come una reputazione si costruisca nel corso delle generazioni e come certe idee sopravvivano ben oltre l'epoca che le ha prodotte.
Nel corso degli anni ho percorso migliaia di chilometri attraverso vigneti, archivi, villaggi e cantine. Ho incontrato vignaioli, storici, négociant, amministratori pubblici, collezionisti e ricercatori. Queste esperienze mi hanno insegnato che il vino raramente rappresenta il punto di arrivo di una ricerca. Più spesso ne costituisce il punto di partenza.
Un punto di partenza verso questioni molto più ampie: il rapporto tra geografia e potere, la costruzione delle reputazioni collettive, la permanenza delle culture territoriali o il modo in cui una società attribuisce valore ai luoghi che abita.
Da questa ricerca sono nati i miei libri.
Li considero tentativi di leggere la storia attraverso i territori.
Perché un territorio non è semplicemente una porzione di spazio. È il risultato di una stratificazione continua di decisioni, conflitti, adattamenti e visioni del mondo. Ogni paesaggio è il prodotto di una storia divenuta visibile. Ogni territorio è un archivio nel quale il tempo rimane leggibile.
È questa convinzione che continua a guidare il mio lavoro.
Viviamo in un'epoca che dispone di una quantità di informazioni senza precedenti e che, allo stesso tempo, sembra perdere progressivamente il senso della profondità storica. Attraversiamo luoghi, culture e paesaggi a una velocità sconosciuta alle generazioni precedenti, ma spesso fatichiamo a riconoscere le storie che hanno contribuito a dar loro forma. Eppure è proprio in queste storie che si trovano ancora alcune delle chiavi più preziose per comprendere il presente.
È per questo che continuo a interessarmi ai territori.
Non perché rappresentino un rifugio dalla modernità o perché custodiscano un passato idealizzato, ma perché restano uno dei modi più fecondi per comprendere come le società si costruiscano nel tempo. Osservarli significa interrogarsi sulle continuità e sulle rotture che hanno plasmato il mondo contemporaneo. Significa capire come geografia, cultura, economia e politica finiscano per assumere una forma concreta e visibile.
Attraverso il vino cerco di raccontare tutto questo.
Cerco di raccontare il modo in cui gli esseri umani costruiscono il loro rapporto con i luoghi, il modo in cui le comunità trasformano lo spazio in appartenenza e il modo in cui la storia continua a vivere nei paesaggi molto tempo dopo la scomparsa di coloro che li hanno plasmati.
Perché i paesaggi non sono semplicemente ciò che vediamo.
Sono la storia quando smette di essere un racconto e diventa uno spazio.




